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RECENSIONE IN ANTEPRIMA: ASTRI NELL'ABISSO - Per Aspera ad Astra #1 - di Martina Koaluch Alice



Titolo: Astri nell'Abisso
Serie: Per Aspera ad Astra #1
Autrice: Martina Koaluch Alice 
Casa Editrice: Self-published
Genere: narrativa/romance, LGBT
Lunghezza: 436 pagine  (riferito al cartaceo)
Prezzo: € 3,99
Data di pubblicazione: 3 Maggio 2020

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La vita cambia drasticamente per Alec Callaway dopo l'incidente che l'ha costretto su una sedia a rotelle, scioccandolo a tal punto da indurlo ad accettare la sua invalidità come una punizione. Ciò che non sa, tuttavia, è che il peggio per lui deve ancora arrivare. Promesso a un'unione tra due famiglie molto influenti, si ritrova a dover dire definitivamente addio alla sua movimentata vita fatta unicamente di divertimento per rispondere all'obbligo di fidanzamento con Mya Brass; lo stesso accade a sua sorella, promessa sposa di Adam Brass.La famiglia Callaway si trasferisce, dunque, nella reggia dei Brass, e Alec fa la conoscenza dei due fratelli, che si rivelano del tutto differenti da come credeva: lei non è la ragazzina viziata che aveva immaginato; lui non è il pallone gonfiato che potrebbe far soffrire sua sorella. Ma ciò che lo sorprende maggiormente è il singolare modo di Adam di comprendere il suo stato d'animo e comportarsi di conseguenza, quasi come se gli leggesse nel profondo.


Romanzo di formazione a tematica omosessuale, che talvolta sfiora temi delicati e si focalizza molto su introspezione e psicologia.







Il peso era diventato l’elemento fondamentale della sua vita, che lo incollava al pavimento impedendogli di spiccare il volo. Era ancorato a catene invisibili che gli graffiavano corpo e animo.


Questa volta comincio la mia recensione con i complimenti all’autrice Martina Koaluch Alice.
Complimenti per la corposità della storia da lei narrata, per la cura messa in ogni sua parola, frase ed espressione che ci permettono di percepire le emozioni intense di cui la vicenda è intrisa.
L’autrice ci racconta una storia dalle emozioni cupe e incerte, destabilizzanti e ricca di ferite fisiche e psichiche. 
La vicenda è narrata, nella sua quasi totalità, da Alec, una soggettività ombrosa e pregna di colpe e rimorso.
Sta scivolando sempre più lungo una china fatta di depressione e autodistruzione. 
Lui sa di non meritarsi più la vita, un’esistenza rubata, egoista ed egocentrica che è costata il futuro a una persona dolce e meritevole. 
Una ragazza che lui ha sbeffeggiato, distrutto, ma che nonostante tutto ha sacrificato se stessa per lui, per l’amore che provava. 
Essere sradicato dalla sua città, dalle “amicizie” e dalla sua casa, per soddisfare un piano insensato, e anacronistico, lo rende ancora più furioso ed emotivamente fuori controllo.
Sarà Adam, con la sua dolce gentilezza, con il sostegno e la tenerezza, a ricondurlo lontano da un baratro oscuro, un percorso volto all’annientamento di se. 
Saprà donargli una scintilla di luce come astri nella notte più buia della sua esistenza, rischiarando una vita votata all’apatia e all’inedia. 
Il loro rapporto è ricco di dolcezza e screzi, insicurezza e brama di un qualcosa che non capiscono, un sentimento che non ha nome o a cui non vogliono darne alcuno nella paura di una verità sconvolgente.


Nemmeno le pulsazioni delle ferite riuscirono a distrarlo da quell’oblio in cui era precipitato. Era solo, solo nel suo dolore.


Il loro cammino è lungo e difficile, una strada ricca di dolorosa confusione, desideri inespressi e terrore. 
La solitudine di Alec è una punizione che si auto infligge, un futuro che si impone ma che si infrange nella luce degli occhi di Adam, nella sua bontà e vicinanza.
Adam lo vede, lo vede veramente, sa che oltre all’apparenza c’è molto di più, merita una seconda possibilità per costruirsi un futuro degno di essere vissuto.


Stava per iniziare una nuova vita. Una vita in cui non ci sarebbero stati astri a rischiarare il suo abisso.


Martina Koaluch Alice esordisce con una storia intensa e unica, una vicenda che spesso ci fa
arrabbiare per la cecità dei due giovani, ci emoziona e commuove tra ansia e respiri trattenuti, sospiri e sconforto. 
“Astri nell’abisso” è un libro che ci parla di sofferenza, sbagli, di pentimento e scelte sbagliate, d’amore e sacrificio.

Da non perdere.













RECENSIONE: L'ISOLA DI CORENTIN di Cristiano Pedrini




Titolo: L’isola di Corentin
Autore: Cristiano Pedrini
Genere: Narrativa
Editore: Pubblicato con Youcanprint
Pagine: 176
Formato cartaceo: 14x21
Formato ebook: epub/mobi e pdf

Prezzo: Ebook € 2,99 - cartaceo € 13,00 
Data di pubblicazione: 30 Maggio 2018

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Corentin ha la sua isola, quel luogo sicuro nel quale si protegge dal mondo, dove non lascia entrare nessuno. Scrive romanzi e sogna un grande domani, che tarda ad arrivare, visto il suo straziante passato e il suo faticoso presente . Le sue giornate trascorrono tra il Monet Verde, la libreria galleggiante sulla Senna, lasciata  in eredità dal nonno e il suo girovagare per le vie di Parigi.
Corentin, seppur abbia la forza di superare e osare, è chiuso nel suo mondo, nella sua isola fino  all’incontro con Flavie, un noto pittore che lo aiuterà a uscire allo scoperto e a osare rimettendo in discussione ciò che vuole mostrare di sé agli altri.
La vita, l’amore, l’arte, la cornice romantica Parigina, i sogni e le speranze…
Tutto sarà trascinato dalla ruota di un destino che porterà i due a riscoprire se stessi, mostrando la bellezza delicata di quei giorni che sembrano scaturire dalle pagine di una fiaba tinta dai colori della speranza.







Una persona può essere coraggiosa, al pari del condottiero più audace, quando si espone agli altri anche nelle proprie debolezze, senza nascondere il suo desiderio di essere parte del mondo.

Amo e ho letto quasi tutti i libri di Cristiano Pedrini per mio diletto.
Come sempre accade, quando si apprezza e segue un autore, alcune sue storie sanno colpirti maggiormente di altre, sanno farsi amare un po’ di più.
“L’isola di Corentin” rientra sicuramente, insieme a Klein Blue e Hikibi, tra i miei libri preferiti di Cristiano Pedrini. Come ho già avuto modo di dire amo moltissimo la narrativa di questo autore, una narrativa dal sapore antico che mi riporta sempre alla memoria i classici da me tanto amati.
Una scrittura che è melodia e dolcezza, uno stile che riesce a trasmetterci sentimenti ed emozioni che sanno toccarti nel più profondo dell’anima, con delicatezza, come se in punta di piedi bussassero alla porta del tuo cuore.



Ecco emergere dal nulla la semplice figura che nascondeva un’anima alla ricerca del suo posto del mondo.

I suoi protagonisti principali sono sempre giovani uomini imperfetti, sognatori che combattono con tutte le loro forze per sopravvivere in una vita troppo spessa ingiusta.
Giovani che, nonostante tutto, riescono a conservare una scintilla di purezza nella loro anima, quasi fossero angeli e come tali in lotta contro le tenebre.
In “L’isola di Corentin” Corentin è un ragazzo veramente giovane, solo al mondo, timido e insicuro, la vita gli ha già chiesto molto, forse troppo, forse gli basterebbe abbandonarsi alla corrente del fiume e chiudere gli occhi per sempre. Prova a sperare, a continuare a sognare, ma non si accorge di chiudersi sempre più in se stesso, di relegarsi sulla sua isola interiore per paura e timore, per continuare a preservare la sua vita nella paura di crescere.
È così mentre i giorni e la vita scorrono come la Senna scorre sotto i ponti, l’essenza di Corentin si è come cristallizzata ad osservare il dipanarsi degli eventi.
Vicino a lui troviamo molti personaggi meravigliosi che lo supportano come angeli custodi, ma saranno le interazioni con un famoso pittore arrogante, indisponente e ambiguo che lo spingerà a squarciare il velo di paure dietro al quale si nasconde.
Sarà abbastanza o le tenebre di corruzione e perversione che incombono sempre più vicine vinceranno sulla luce?
Come sempre Cristiano Pedrini inserisce nelle sue storie momenti di suspance e pericoli, regalandoci così emozioni nuove, attorno alle quali si catalizza l’intera vicenda.
Più di così non posso dire, ma non disperatevi perché se conoscete già l’autore saprete anche che nella eterna lotte tra luce e ombre una sola sarà la vincitrice.
Chissà chi?

 

Attendere il paradiso è poca cosa davanti alla sicurezza di averlo trovato.
























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Recensione: Il ritorno dal mondo delle idee di Damiano Dario Ghiglino



Titolo: Il ritorno dal mondo delle idee
Autore: Damiano Dario Ghiglino
Editore: Self Published
Genere: Narrativa / Fantasy
Prezzo ebook: € 3,99 disponibile su KU
Prezzo cartaceo: € 7,90
Pagine: 79
Data pubblicazione: 10 Maggio 2017

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In un mondo misterioso e simbolico due ragazzi si fanno strada tra scenari apocalittici alla disperata ricerca del leggendario mondo delle idee. Evan è un selvaggio dotato di oscuri poteri, Eliah proviene da un idilliaco paese di campagna in decadenza. Tuttavia non tutto è come sembra e gli ampi spazi desolati su cui poggiano i piedi racchiudono un segreto ancora più terribile e claustrofobico. Una straordinaria allegoria che, attraverso una narrazione serrata, racconta il muto dolore in cui vive l'uomo moderno.
 







Questo non è stato un libro semplice da recensire. Devo confessare che mi sono trovata di fronte ad una storia che non mi aspettavo, non tanto per l’idea in sé che leggendo la sinossi aveva catturato il mio interesse, quando per la tipologia di narrazione che vi ho trovato.
Andiamo con ordine, parliamo di due ragazzi Evan, che sembra essere dotato di poteri oscuri, ed Eliah che invece proviene da un villaggio di campagna, che sono alla ricerca del mondo, leggendario, delle idee.  Un viaggio e una realtà che si rivelano peggio di quanto si aspettassero.


Non avrei tardato molto a scoprire perché qualcuno avesse innalzato miglia di filo spinato. Ciò che trovai dall’altra parte non aveva più nulla del mondo delle idee: le anime di quelli erano talmente mutate da diventare incontrollabili, talmente degenerate che nessun dio era in grado di punirle dopo la morte corporale: nessuno reclamava quegli spiriti dannati a cui altro non restava che un perenne ed inesorabile ritorno alla propria gabbia di putrefazione, un continuo disunirsi e riallacciarsi nuovamente alla carne marcia in un eterno stato di decomposizione, di disfacimento, di trapasso.


L’intero libro si rivela essere una metafora in realtà, l’intelletto o per meglio dire la conoscenza contrapposto alla natura.  La vera essenza dell’animo umano che sopravvive alla morte…


Quando la materia era annientata, nessuno sapeva cosa accadesse allo spirito. Dopotutto è difficile rimanere vivi in mezzo all’eterno nulla.


Le idee filosofiche a cui attinge l’autore sono molte e forse proprio per questa moltitudine il testo a tratti perde di intensità e diventa un po’ confusionario. Il lettore un po’ si perde in questa filosofia che risulta essere serrata e pressante narrata in modo a tratti complesso per essere definito un libro di genere fantasy.
L’idea di fondo è comunque interessante e molto bella anche la scelta delle metafore esplicate in modo netto e crudo, proprio per dare l’idea del dolore in cui si ritrova a vivere oggi l’uomo nel mondo attuale.
 

 
















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