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Estratto: Opera al Rosso di Micol Mian, Sabrina Romiti



SINOSSI: 

Il Rosso: un ragazzo dai capelli ramati, sensuale e crudele. 
Un ragazzo perfetto. 
Un ragazzo che non esiste. 
Edward lo sogna da quando era bambino: il compagno immaginario di un’infanzia solitaria. 
Rowan lo odia perché Edward sembra amarlo più di ogni altra cosa. 
Ma cosa cerca davvero Edward nel Rosso, quali incubi sta tentando di fuggire? E perché Rowan non riesce a smettere di ritrarre un soggetto che in realtà detesta? 
Ambientato fra i grattacieli di Manhattan e una villa maledetta a Long Island, il romanzo racconta il percorso che Edward e Rowan dovranno compiere per sigillare nella tela di un quadro il legame che li unisce. Per trasmutare, in una sorta di processo alchemico, le loro ossessioni in pigmento rosso. Il loro amore nelle pennellate di un ritratto. E la libertà in un patto di sangue indissolubile, sotto lo sguardo alieno di un ragazzo dipinto a olio.



PRESENTAZIONE:


Opera al Rosso è il primo romanzo di due autrici che scrivono in coppia da dieci anni e che vengono dal mondo della scrittura online.
È un libro che si propone di esplorare gli aspetti psicologici di un rapporto di interdipendenza fortemente disfunzionale: la tematica m/m, pur presente, non è l’essenza del romanzo ma si riduce più che altro a pretesto per analizzare le dinamiche di una relazione molto improntata ai ruoli dom/sub in ambito maschile.


ESTRATTO:

Il giorno del suicidio di suo padre, Rowan non aveva pianto.
Quando gli avevano dato la notizia si era limitato ad ascoltare, in silenzio, e poi era rimasto in giardino a osservare il cielo che scuriva e le foglie degli alberi che fremevano piano, scosse dal vento.
La mattina seguente, a scuola, i corridoi bisbigliavano al suo passaggio. 
I professori gli avevano fatto le condoglianze, alcuni compagni avevano offerto sostegno. Comprensione.
Lui li aveva guardati e basta, senza rispondere e senza capire. Senza quasi vederli, neanche. Tutto il mondo sembrava lontano, come di vetro, e ogni parola arrivava al cervello svuotata di senso. 
In realtà non si sentiva sconvolto, non era il dolore a lasciarlo stordito. 
Quell’evento l'aveva colto impreparato e aveva fatto tremare la terra sotto i suoi piedi, vero, ma la scossa era durata poco. Attimi soltanto. Subito dopo era subentrata una calma inquietante, irreale. 
Anche adesso, a distanza di due mesi dalla disgrazia, gli sembra di sentirsi addosso lo stesso straniamento ubriaco. 
Seduto di fronte a lui in un cocktail bar di Manhattan, Edward lo osserva senza interesse. In un altro periodo Rowan avrebbe probabilmente provato a distrarlo, ma in giorni come questo anche la presenza dell’amico sembra perdere concretezza, diventare scivolosa come le superfici lisce e lucide di quel locale troppo ricercato. 
Fissando lo sguardo sul riflesso di un vaso di vetro, pensa che forse se riuscisse ad abbozzare un disegno saprebbe rendere quello scenario un po’ meno asettico. Solo il pensiero gli dà la nausea, però, e poi il blocco degli schizzi l'ha lasciato a casa. Questo solo è indice di quanto fosse turbato, mentre usciva. 
Alla notizia della morte di suo padre, aveva presentito un cambiamento netto. 
I particolari non si lasciavano ancora precisare ma la sensazione non era sbiadita, nei giorni successivi, così che quando Lawrence aveva fatto cadere la bomba, il mondo intero era esploso. 
Suo fratello aveva cercato di non spaventarlo troppo. 
«Non è che siamo senza soldi del tutto», aveva precisato. «È solo che è un momento no, questo. Abbiamo debiti da pagare, la società sta attraversando una crisi. Tempo qualche anno e sarà tutto sistemato. Nel frattempo dovremo metterci d'impegno. Fare qualche sacrificio».
Il che significava, tradotto nell'unico linguaggio che il cervello di Rowan comprendesse davvero, niente Parigi. 
«Potrai iscriverti a qualche scuola d'arte qui, tra un paio d’anni», l'aveva incoraggiato Lawrence. «Alla fine non è che casca il mondo, no?».
Il mondo non sarebbe crollato, certo. Non crolla mai, qualunque cazzo di cosa succeda. A chiunque. 
Ma lui si trovava solo, sperso, abbandonato all’inizio di una strada che risultava improvvisamente impraticabile: le sue aspettative bambine si erano infrante di colpo e i frammenti cadevano a pioggia tutt’intorno, ferendolo. Tanti piccoli taglietti che sarebbero diventati ancora più profondi quando avesse camminato sui vetri, muovendo qualche passo. E i tagli, questo lo sa da tempo, non si rimarginano mai del tutto. Qualche segno resterà sempre, il che forse non è un male, certo: le cicatrici sono terribilmente estetiche, quando guariscono. Mentre te le fai, però, bruciano e basta. Sempre che non si infettino.
Distogliendo lo sguardo dal vaso di vetro, Rowan lo riporta su Edward. 
L'amico ha l'aria annoiata, come sempre - la schiena premuta sulla spalliera del divanetto e le gambe accavallate in una posa elegante. 
Sta fumando. 
La sigaretta, tra le sue dita, ha quell'angolatura particolare che Rowan adora disegnare. Non conosce nessun altro che la tenga in quel modo. 
E poi c’è l’anello. Un rubino incastonato nell’oro, affilato come una lama.
«Ci vieni spesso, qui?», gli domanda. 
Lui prende una boccata di fumo, senza guardarlo. 
«A volte», risponde. 
«Beh, ti capisco. È davvero molto stimolante».
«Non c'è nulla di molto stimolante al mondo, Rowan. Mi spiace».
Finalmente, Edward si volta. 
Lascia scivolare su di lui quei suoi occhi di metallo - viso, e gola, e clavicola che spunta dallo scollo morbido della maglietta. Aspira un'altra boccata di fumo, poi cambia posizione spostando il peso sull'altro gomito. Si passa la lingua sulle labbra, piano. 
«Com'è che non scarabocchi nulla, stasera?».
Lui fa una smorfia. «Oggi Lawrence mi ha dato una bella notizia. Pare che gli affari vadano a gonfie vele, negli ultimi tempi». Gli lancia un'occhiata, scrolla la testa. «Posso scordarmi Parigi, ha detto. È già tanto se riesce a mandarmi in una scuola d'arte qua in città».
«Alla fine l'arte è sempre la stessa dovunque», è il commento che riceve. Edward soffia fuori il fumo in una scia sottile e osserva il nastro bianco sciogliersi nell'aria, lo guarda snodarsi verso l'alto in spirali sinuose. 
Non sembra particolarmente sorpreso. È come se l’aspettasse da tempo, una rivelazione del genere. 
«Poi, fare l'artista a Parigi andava di moda nel secolo scorso», aggiunge, accennando un sorrisetto ironico. «Dovresti aggiornare le tue ambizioni».
«Vaffanculo. E comunque non è affatto vero che l’arte è sempre la stessa. Non per me, almeno. L'Europa…». Rowan si interrompe, raddrizzando la schiena. «Ma tanto io a Parigi ci arrivo, prima o poi. In un modo o nell'altro».
«Sicuro. Buona fortuna, allora».
Schiacciando la cicca nel posacenere, l'altro osserva con indifferenza un tipo che gli sta passando vicino: capelli scuri tirati indietro, viso spigoloso e duro. Abito impeccabile, con un foulard di seta annodato al collo. Venticinque anni forse. Più o meno. E un modo di camminare che trasuda sesso. 
«Che palle», è il suo unico commento. 
Allunga il braccio a prendere il cocktail e si porta il bicchiere alle labbra, scosta le bandierine con un gesto infastidito. 
«Che palle cosa?»
«Questo locale. Questi dementi rileccati. Questa serata. La vita. Tu».
«Sempre gentile, eh», borbotta lui. «Perché allora siamo qui, se ti annoi così tanto?»
«E perché no? Un posto vale l'altro».
«Dio, Ed. Ricordami di venire da te, il giorno che vorrò suicidarmi». Rowan si lascia sprofondare contro l'imbottitura della poltrona, svogliatamente. «Dovrò trovare un modo di tirar su qualche soldo, però, se Lawrence mi taglia i fondi. Inventarmi qualcosa». Una pausa, assorta. «L’altro giorno un tizio mi ha offerto cinquanta dollari per un pompino», confessa, ma Edward guarda lontano e sembra non aver neanche sentito, non commenta.
«Che posto di merda», ripete invece, quasi fra i denti. Si alza, subito dopo, sparisce fra la folla.
Quando torna al tavolo ha in mano altri due cocktail, sono trascorsi almeno dieci minuti e la musica è cambiata, in sottofondo.
Porgendogli uno dei bicchieri, torna a guardare altrove.
«Bloody Mary va bene?», domanda. Poi, quasi distrattamente: «Ti ci vorrebbero secoli di pompini, per una mansarda a Montmartre».
Lui si porta il bicchiere alle labbra, fa una smorfia.
«Hai qualche suggerimento alternativo?», chiede. «Perché penso che con i ritratti ai turisti per strada ci metterei ancora più tempo. Il sesso completo lo pagano di più, no? Magari potrei anche far valere qualcosa la mia verginità. Quanto credi che potrei ricavarci? Non c’è gente che impazzisce, per queste cose?».
Edward rimane a fissarlo: è capace di guardarti per intere decine di minuti così, senza batter ciglio. Senza che il viso mostri la minima traccia di espressione, senza che lui neanche sembri vivo. 
«Sei più stupido di quanto pensassi», scandisce infine, la voce completamente atona. 
«Perché?».
Ma l’altro non risponde; di nuovo si alza in piedi, abbandona sul tavolo una banconota da dieci dollari.
«Io me ne vado», annuncia, già sulla strada verso l’uscita del locale. «Questo posto mi ha stancato, e mi hanno stancato le tue stronzate».
Non è la prima volta che si comporta in questo modo, Rowan è abituato a certe cose. A volte si stupisce ancora all’idea che la loro amicizia sia durata tanto a lungo, se di amicizia si può parlare: più spesso ancora, si domanda se non sia semplicemente una tolleranza quasi forzata, quella che tiene Edward legato a lui. 
Trotterellargli dietro lo fa sempre sentire un po’ bambino, quindi si prende qualche secondo prima di seguirlo. 
«Lavori, domani?», domanda, affiancandolo sul marciapiede.
Intorno a loro New York è il solito caleidoscopio di vetro e acciaio, palazzi infiniti che trafiggono il cielo e turisti che inciampano per sollevare lo sguardo; camminare tra la folla è un’arte che impari presto, e lui non ha ancora capito esattamente se si trova più a suo agio nella metropolitana affollata dell’ora di punta o sulle spiagge di Long Island in inverno. Manhattan non gli piace ma Edward è lì, spesso, e pur di stargli vicino Rowan sopporterebbe qualunque cosa.
Davanti a lui l’amico cammina veloce, non c’è differenza fra come si muove per strada o lungo i corridoi dell’azienda del padre: è come se ogni spazio gli appartenesse di diritto, come se fosse normale che la gente che incontra si faccia da parte per lasciarlo passare.
«Ti sembra che domani sia un giorno festivo?», risponde, e fa scattare l’antifurto della sua utilitaria. Ha strani gusti anche in fatto di automobili, Edward: potrebbe permettersi un parco di Ferrari e invece si muove sulla più anonima delle berline.
Quando entra in macchina Rowan lo imita, lasciandosi cadere sul sedile di fianco. 
«Vuoi andare a casa?», domanda.
«Cazzo, ma sei capace di startene zitto cinque minuti?», sbotta l’altro, esasperato. «Domande, domande, domande. Una più stupida dell’altra!», esclama, ruotando la chiave nel quadro con un movimento quasi rabbioso. Sgomma in strada, accelera. «Fanculo».
Senza dir niente, Rowan guarda fuori dal finestrino.
Il pensiero torna a Parigi, quasi inevitabilmente: Edward l’ha sempre sfottuto, per quella sua ossessione, ma neanche gli altri hanno mai saputo capirla: non suo padre e suo fratello, non i suoi insegnanti, di certo non i compagni di classe che sembrano ignorare studiosamente qualunque cosa lo interessi. Eppure c’è una pulsione sotterranea che lo lega a quella città, da sempre; la stessa che guida la matita su un foglio quando disegna, la stessa che muove il pennello, mischia il colore, che dà vita al bianco della tela e lo trasforma.
Perché proprio Parigi, è difficile dirlo.
Nessuno, del resto, gliel’ha mai chiesto.
E nel frattempo Edward guida come se il suo scopo fosse quello di schiantarsi a ogni incrocio, come se né il traffico né i semafori fossero cose che lo riguardano. Rallenta solo quando si ritrovano incolonnati sulla Madison Avenue, e le urla dei clacson echeggiano fra i grattacieli come uccelli impazziti.
«Che valore daresti, esattamente, alla tua verginità?», domanda allora, senza staccare lo sguardo dalla strada. Come se fosse normale riprenderlo così, quel discorso, fra l’ingranare della prima marcia e lo stacco della frizione. 
Confuso, Rowan lo studia qualche istante.
«Sinceramente?», chiede. «Non ci ho mai pensato sul serio. Dipende da quanto potrei chiedere, immagino».
Non saprebbe neanche dire da cosa sia partita l’idea, esattamente: al tizio dei cinquanta dollari aveva riso in faccia, sul momento non l’aveva neanche sfiorato il pensiero di prenderlo in parola. Ma quando Lawrence ha messo il veto su Parigi è come se fosse scattato qualcosa, nella sua testa, un’insofferenza verso la sua casa, la sua vita, l’aria stessa che respira. Più ci pensa, più l’idea di affittare il suo corpo a uno sconosciuto per passare a riprenderlo qualche tempo dopo, così, tipo macchina a noleggio, inizia a sembrargli attraente. Una via di fuga quasi praticabile.
«Pensi sia una stronzata?», chiede all’amico.
«Come al solito, non hai risposto alla mia domanda», è tutto ciò che Edward trova da ribattere, mentre continua a fissare la strada. «Quantifica, veloce».
«Ma come faccio a quantificare così, alla cazzo?», sbotta lui, sollevando le mani. «Se vuoi stasera mi faccio una ricerca su Craiglist e domani ti so dire qual è il prezzo di mercato per stronzate del genere, non so… Non ho nemmeno idea di quanto puoi tirare su con una scopata normale, figurati».
Edward guadagna ancora qualche metro di strada, frena di nuovo. Accende la sigaretta, abbassa il finestrino.
«In ogni caso, io ho molti soldi», dice infine, quasi parlando a se stesso. «Abbastanza da esserne nauseato, lo sai».
In un primo momento, l’affermazione appare talmente slegata dal contesto da sembrare un tentativo di cambiare discorso. Voltandosi del tutto sul sedile, Rowan scruta con più attenzione il viso dell’amico: ne studia i tratti, come se non li avesse già imparati a memoria mille volte, come se non tentasse di ritrarli da anni, soltanto per il piacere di fallire, e avere la scusa per tornare a tentare.
Di colpo si sente la gola secca. 
Il cuore sta battendo più veloce del solito e non ha idea del motivo, non ha idea di quale sia il problema.
«Che cosa stai dicendo, Edward?», domanda. 
L’altro appare serissimo, perfino ruvido nella praticità del ragionamento.
«Non è quello che ripeti dall’inizio della serata, non hai detto di volerti pagare la tua Parigi col sesso?». Si volta, inarca le sopracciglia. «Fallo, allora, chiedimi di scoparti e stabilisci il tuo prezzo. Non è difficile Rowan, basta solo un po’ di coerenza».
E c’è silenzio, dopo, come se lo scorrere della vita si fosse bloccato su un fermo immagine muto. 
Fuori New York continua a muoversi con la noncuranza tipica delle città troppo impegnate per prestare attenzione ai drammi individuali; la gente cammina sui marciapiedi, si assiepa all’entrata della metro, le altre auto proseguono lente nel traffico congestionato. Ma tra loro è scesa una quiete strana, sospetta, come un elastico teso tra due punti di vuoto.
«E se dicessi qualcosa come centomila dollari?», chiede Rowan.
«L’importante è che tu sia consapevole del fatto che te li dovrai guadagnare tutti», risponde Edward, senza battere ciglio. «Uno a uno, senza sconti».
«E cosa dovrei fare?»
«Tanto per cominciare, devi chiedermelo».
«Di pagarmi centomila dollari per fare sesso?».
La fila riparte, ma la loro auto non si muove. Qualcuno suona il clacson, Edward serra i pugni sul volante.
«Chiedimelo, Rowan», scandisce, una sillaba alla volta.
È difficile. 



Estratto: Madras di Cristiano Pedrini

Madras di Cristiano Pedrini : Breve estratto dal capitolo I 




La HMS Pelican aveva gettato le ancore nel piccolo porto di Nagercoil da poche ore. Il caldo sole, attenuato dalla brezza marina, illuminava il lucente scafo nero dell’incrociatore dal cui unico fumaiolo, dipinto dello stesso colore, si scorgeva ancora un debole filamento di fumo. Appariva agli occhi di coloro che lo osservavano come un moderno vulcano che attendeva, in silenzio, nella rada di quella cittadina. 
Un giovane si affacciò con circospezione al parapetto posando le mani sul freddo ferro. Fissò la banchina affollata di uomini che si muovevano disordinati come uno sciame di insetti, mostrando una molteplicità di atteggiamenti verso la grande nave che era a poca distanza dal loro mondo. Alcuni di essi proseguivano con ostentata indifferenza trasportando sulle spalle ogni genere di mercanzia, mentre altri lanciavano fugaci sguardi prima di ritrarsi, perché timorosi di mostrarsi troppo curiosi nell’indugiare sul bastimento dalla cui poppa sventolava il vessillo inglese. 
Il ragazzo che indossava una camicia blu si coprì la fronte con la mano per riparare gli occhi cerulei dai raggi del sole,  e poter continuare a osservare quel mondo così diverso da quello  in cui aveva vissuto fino ad allora.  Ormai si trovava a oltre quattromila miglia dalla sua casa, la sua adorata Londra. 
Aveva implorato per mesi suo padre e sua madre di permettergli di far visita a suo zio che governava la regione di Madras, e alla fine, dopo infinite discussioni, era riuscito a spuntarla grazie alla sua caparbietà. 
Era riuscito a partire subito dopo il termine delle lezioni primaverili all’Eton College, e ora aveva davanti a sé  più di due mesi per visitare i luoghi che un lontano parente aveva spesso descritto nelle sue lunghe e dettagliate lettere,  molte volte accompagnate da qualche fotografia che lo ritraeva in  ambienti incredibilmente incantevoli. 
Furono quelle righe, quelle immagini, a rapire per sempre il suo cuore di diciottenne ormai pronto a varcare la soglia dell’età in cui sarebbe stato considerato un uomo. Voleva che quel passaggio coincidesse con quel meraviglioso viaggio atteso da mesi. 
«Lord Lytton, credevo stesse ancora riposando»  esordì un ufficiale  avvicinandosi. 
Egli si voltò verso quella voce imperiosa osservando con una punta di invidia l’uniforme dell’uomo, impeccabile come sempre. Il tenente dei fucilieri di Sua Maestà appariva in tutta la sua marziale figura: la divisa di un rosso sgargiante, la lunga fila di bottoni dorati che ornava il petto fiero, la spada d’ordinanza con l’elsa raffigurante le insegne della corona. Un degno alfiere dell’impero vittoriano. 
In confronto a lui la figura esile di Jasper appariva simile a un moderno Davide contro Golia. Era davvero un bene che quell’uomo, seppur spavaldo, avesse mostrato da subito una certa simpatia per lui, nonostante al suo esordio egli lo avesse apostrofato con un commento che lo aveva mandato su tutte le furie. 
La Pelican era infatti in navigazione solo da poche ore  quando il passeggero salito a bordo all’ultimo scalo aveva deciso di godersi il panorama al tramonto. Una volta uscito dalla cabina si era incamminato lungo il ponte salutando alcuni marinai intenti a sistemare delle gomene. 
Era alquanto insolito che un bastimento da guerra ospitasse dei civili, ma il comandante, un caro amico del governatore di Madras, aveva acconsentito a prendere a bordo il nipote giunto dall’Inghilterra. 
Il ragazzo aveva raggiunto la prua della nave respirando la fresca brezza marina e contemplando l’immensa, placida distesa che si allargava davanti ai suoi occhi. 
Aveva sollevato di poco lo sguardo per osservare una coppia di gabbiani che volava  intrecciando un balletto sinuoso, sfidandosi continuamente a chi saliva più in alto nel cielo. 
«Ragazzo, dove sono i tuoi genitori?» aveva chiesto una voce alle sue spalle. 
Il diciottenne si era voltato trovandosi davanti a un ufficiale che lo stava guardando con evidente preoccupazione. 
«Come ha detto, scusi?» aveva chiesto visibilmente seccato. 
«È pericoloso per un ragazzino girovagare da solo sul ponte… questa in fondo è una nave da guerra della regia marina britannica»  aveva precisato quello accendendo una pipa di radica. 
«Con tutto il rispetto, signore, io ho diciotto anni!» aveva replicato stizzito avvicinandosi. 
L’ufficiale si era chinato per fissarlo con attenzione. 
Ora che poteva scorgerlo meglio non poteva non rimanere  affascinato dai lineamenti delicati e aggraziati del suo giovane interlocutore. La luce del crepuscolo donava alla sua carnagione nivea un calore che contrastava con i suoi occhi tersi, e con i capelli biondo cenere.  
«Dici davvero?» aveva insistito l’ufficiale. 
«Non credo sia appropriato che un soldato dubiti della parola di un nobile»  aveva precisato l’altro incrociando le braccia sul petto assumendo un fare sostenuto. 
«Addirittura un nobile! Quindi ho preso ben due abbagli…» - rise inchinandosi e togliendosi il copricapo - «Tenente Hardy Scott…» 
«Molto lieto. Io mi chiamo Jasper Lytton.»  
«Il nipote di Lord Lytton? Il Governatore di Madras?» aveva chiesto sorpreso il giovane ufficiale dai capelli castani. 
«Esattamente. Lei lo conosce?»  
«No, ma sono diretto proprio nella regione che è sotto la sua amministrazione.» 
«Arriveremo a destinazione con un lieve ritardo, dopotutto” aveva osservato il tenente fissando anch’egli la gente operosa sotto di loro. 


Segnalazione Uscita del libro Sei Solo Mia di Anisa Gjikdhima

Ciao ragazzi
Oggi vi segnaliamo l'uscita del secondo volume della serie Moya di Anisa Gjikdhima dal titolo Sei solo mia...


Titolo: SEI SOLO MIA vol2
Autore: Anisa Gjikdhima
Serie Moya
Editore: Self publisher
Uscita: 15 Ottobre 2016 
Pagine: 210
Prezzo: 2,99
Disponibile in e-book e cartaceo.

LINK PER L’ACQUISTO




L'amore può vincere su tutto. Questo è ciò che spera il mafioso russo Alexander. Un amore travolgente e unico che non lascia via di scampo. Resistergli sembra impossibile, Crystal lo sa bene perché tra le sue braccia si sente protetta e amata. E' anche convinta che un amore come il loro potrebbe annientare entrambi e nessuno ne uscirà vincitore. Nella vita bisogna scegliere se amare o vivere nel rimpianto e lei sta per fare la sua scelta.


Serie Moya 

A OGNI COSTO Vol. 1 

SEI SOLO MIA Vol. 2 

DISPOSTO A TUTTO Vol. 3 



ESTRATTI

Si avvicina alle rose e ne stacca una bianca, l’annusa chiudendo gli occhi e poi si volta verso di me.
   «La prima volta che ti ho incontrato, ho pensato che eri bella e pura come una rosa bianca del mio giardino segreto».


Sognatrice, lettrice accanita e scrittrice per passione. Ho iniziato a scrivere racconti sul web per poi pubblicare il primo romanzo Bello ma dannato con la Edizioni Epsil, uscito in libreria a giugno 

Nuova uscita dell'autrice Valentina C. Brin : Possession - ascesa

Il 6 giugno esce il secondo libro della serie OBSESSION di Valentina C. Brin:

Obsession (Obsession saga#1) Il prezzo della passione (Obsession saga#1.1)
L’uomo di fede (Obsession saga#1.2)
Possession - ascesa (Obsession saga#2.1, in uscita il 6 giugno 2016)
Possession - rovina (Obsession saga#2.2, prossimamente)
Untitled (Obsession saga#3, sequel di Obsession, protagonisti Ashton ed Eleanor)
Untitled (Obsession saga#4, spin-off di Obsession, protagonisti Daniel e Anne)
  


Titolo: Possession - Ascesa
Autore: Valentina C. Brin
Serie: Obsession saga#2.1
Editore: self publishing
Genere: MM storico/light dark romance
Pagine: 336 in cartaceo
Prezzo: 2.99 (ebook)




Londra, 1680. Per il giovane Charles Rochester, marchese di Bolton ed erede del duca di Norfolk, desiderare un uomo è inaccettabile: la feroce attrazione che il nuovo servo suscita in lui deve essere soffocata a qualunque costo. Tuttavia non è facile costringere il cuore a tacere quando coloro che dovrebbero comprenderti ti tradiscono e l'unica persona leale sembra essere la sola da cui cerchi disperatamente di scappare. Per Dorian Pratt, invece, non c'è speranza: capisce subito di essere perduto non appena posa gli occhi sul suo signore. Sa bene che non potrà mai averlo, eppure impedire al proprio corpo di reagire in sua presenza sembra essere impossibile. Quando i pericolosi segreti nascosti tra le mura di Norfolk House vengono a galla, tutto precipita. C'è solo un modo in cui Charles può sperare di tenere Dorian con sé, ma per poterci riuscire deve essere pronto a sacrificare il valore più importante che Dio gli ha donato: la propria umanità. I torti non si perdonano e per il sangue versato c'è sempre un prezzo da pagare.


 ESTRATTO:
 “Charles era ancora sulla soglia, le mani lungo i fianchi e i pugni chiusi. La penombra aveva offuscato parte del volto, rendendone l’espressione indecifrabile. Ma lo guardava, questo Dorian lo vide bene. Troppo bene.
«Che cosa fai lì impalato?!»
«Nulla, mio signore.» “Aspetto che il cuore torni a battere.”
Ma non poteva dirgli che avrebbe atteso invano finché lui avesse continuato a fissarlo, così si costrinse a raggiungerlo. Lo fece con lo sguardo basso, di nuovo, perché proprio non ce la faceva a restargli vicino accogliendo ciò che di torbido e tagliente si agitava nei suoi occhi. Sarebbe stato come accettare la resa e offrirsi in sacrificio, e Dorian non ne voleva sapere di immolarsi.
«Se non avete niente in contrario andrei a dormire. È tardi e…»
Lord Bolton non lo lasciò finire. Gli afferrò il braccio e glielo torse dietro la schiena, sbattendo il giovane Pratt contro lo stipite della porta.
«Non andrai da nessuna parte», gli sibilò all'orecchio. L’impulso vizioso che piegava la sua voce fece impennare i battiti nel petto di Dorian. Spinsero sulle costole, gonfi di eccitazione e paura, e lui non capì più niente. Seppe soltanto di essere intrappolato contro il battente, il torace premuto sul piano di legno, e di avere finalmente le mani di Lord Bolton su di sé.

«Ti faccio passare io la voglia di guardarmi così», Charles gli ringhiò tra i capelli prima di scostarglieli dal volto. «Me ne sono accorto, sai? Di come mi guardi quando credi di non essere visto.»
Oh, Dio!
Doveva andarsene da lì. Sottrarsi a quelle braccia al più presto, prima di perdere il controllo del proprio corpo. Perché lo sentiva nei lombi, Dorian: il fuoco che Rochester accendeva in lui aveva già iniziato a gonfiargli le palle.
La risposta gli uscì in un soffio, disperata. Una piccola, audace bugia.
«Vi sbagliate.»
«Ah, è così dunque? Hai il coraggio di dirmi che non è vero?» L'istante successivo avvertì qualcosa di duro premergli contro i glutei. Qualcosa di caldo e sfacciato, granitico. La sua erezione.
Le labbra di Dorian si schiusero in un gemito sorpreso. L'aria uscì dai polmoni e l'eccitazione salì fino in gola, traditrice, spezzando voce e volontà.
«Non…» “Non lo so.” «Non volevo. Non intendevo spiarvi.»
«Ma l'hai fatto. Lo fai sempre.»”





Estratto: Sei in ogni mio respiro - Jessica Park




Trama: La vita di Blythe McGuire è ormai da troppo tempo un vortice di pensieri, panico, depressione e apatia. Da quattro anni, per l'esattezza. Da quando un terribile incendio ha portato via i suoi genitori.
Per Blythe, quella ferita brucia ancora, oggi come ieri. Ed è impossibile separare i ricordi dal dolore. Un dolore devastante che le toglie il respiro. Come se, ogni giorno, fosse sul punto di affogare e dovesse lottare per non andare a fondo. 
E ora, all'ultimo anno di college, è stanca, senza più voglia di combattere.
Poi, però, qualcosa cambia. Succede quando il suo sguardo incontra quello di Chris Shepherd.
Chris la trascina fuori dal torpore che l'avvolge. Si insinua in quella piccola parte di lei che ancora insegue la speranza. Il piacere. E la riporta alla vita. 
Blythe, seppure con qualche esitazione, comincia ad amarlo. 
Ma non appena le acque si fanno più calme, si accorge che lo stesso Chris è intrappolato nel proprio passato. Un passato che potrebbe essere più complicato del suo. E lei, forse, è l'unica persona in grado di salvarlo. 
Perché quando la vita ti trascina in un abisso oscuro, per risalire puoi soltanto nuotare contro la corrente, respirare e amare. Arriva finalmente in Italia Sei in ogni mio respiro, un romanzo intenso, coraggioso e sexy. 
Con un messaggio che ci tocca da vicino: nella vita, per quanto ci sentiamo annegare e trascinare sempre più a fondo, ci sarà sempre qualcuno a cui aggrapparci, qualcuno che sarà lì per insegnarci di nuovo a respirare.



«Romantico e intenso. Mi ha travolto e lasciato senza fiato. 
E con la voglia di averne di più.»


Estratto: The Dressmaker - Rosalie Ham


Trama: Dungatar è una cittadina di provincia come tante altre, tranne che per un dettaglio: le donne di Dungatar si vestono come modelle di Parigi. Un giorno in città arriva la bella ed esotica Tilly, ritornata a casa dall'Europa per assistere la madre malata. Da vent'anni Tilly se n'è andata e sulla sua repentina partenza è calato un velo di disapprovazione e silenzio. Ora ha fatto ritorno, guardata con malizia e sospetto dagli abitanti molto perbene che vedono nella sua eccentricità estrosa una minaccia. Ma Tilly possiede un talento: è una stilista sorprendente. Con cautela nelle case iniziano a circolare voci sui meravigliosi abiti che confeziona e tra gli ammiratori c'è perfino il capo della polizia, lui stesso sarto provetto. Tilly inizia così a guadagnarsi vestito dopo vestito la fiducia della città e tutto sembra mettersi al meglio. Ma dal passato un segreto è pronto a riaffiorare, e proprio quando Tilly si innamora le cose cominciano ad andare terribilmente male…



L’impressione di essere ben vestiti dà un senso di tranquillità interiore che la religione è incapace di offrire. MISS C.F. FORBES citata da Ralph Waldo Emerson in Social Aims


Estratto Tra due cuori - Samantha Young

Titolo: Tra due cuori
Editore: Leggereditore
Data di uscita: 31 Marzo 2016
Cartaceo: €12.67
Pagine: 223

Trama: Charley Redford non avrebbe mai immaginato che un giorno si sarebbe sentita tanto speciale. Jake Caplin, un ragazzo come non ne ha mai conosciuti, è riuscito a farla sentire unica, desiderata, amata. Da quando si è trasferito nella cittadina dell’Indiana dove lei è cresciuta, tra loro si è creato un legame profondo e inscalfibile. Ma il giorno in cui un tragico incidente sconvolge la vita di Jake le cose prendono una piega inaspettata. Jake decide di ricostruire la propria vita senza Charley, lasciandola sola con il proprio dolore.   Quattro anni dopo, in occasione di una festa a Edimburgo, dove si trova per una vacanza studio, Charley incontra di nuovo Jake. Per entrambi è un brusco ritorno al passato: per Jake la presa di coscienza di aver lasciato andare qualcosa di irripetibile, per Charley la conferma che il dolore per quella separazione non è ancora del tutto sopito. Quando la scintilla torna a riaccendersi, le loro esistenze entrano in crisi e le relazioni con le persone con cui hanno condiviso la vita negli ultimi anni sembrano perdere senso. 

Avranno il coraggio di dare una seconda chance a quel rapporto in cui, anni prima, non hanno creduto fino in fondo?

AutriceSamantha Young è nata in Scozia ventotto anni fa. Nel 2011 ha cominciato ad autopubblicare i suoi romanzi su Amazon, riscuotendo grandissimo successo. Già tradotta in ventotto Paesi e nominata due volte al Goodreads Choice Award nelle categorie miglior autore e miglior romanzo, in Italia è nota soprattutto per la serie inaugurata da Sei bellissima stasera, pubblicata da Mondadori. Tra due cuori, il suo primo romanzo pubblicato per Leggereditore, è nelle liste dei bestseller secondo The New York Times e usa Today e nella top ten dei romanzi più venduti dalle più importanti catene librarie internazionali.




Con il suo stile inconfondibile Samantha Young firma un romanzo intenso e coinvolgente. Preparatevi a lasciare il cuore tra queste pagine.


Edimburgo, settembre 2012 «Sei già andata a fare la spesa? Costa molto il cibo? Capisci cos’è almeno la metà degli alimenti?» Trattenni una risata. «Mamma, sono in Scozia, non in Amazzonia.» «Lo so, ma lì mangiano cose che noi non ci sogneremmo nemmeno di mangiare.» Aveva un tono così disgustato che non potei fare a meno di darle una risposta secca. «Non sono cannibali.» Uno spruzzo di bibita mi passò davanti agli occhi e, girandomi, vidi che alla mia amica Claudia era andata di traverso la Coca Light mentre ascoltava le risposte che davo a mia madre. Eravamo sedute nella cucina del nostro appartamento per studenti, col sedere appoggiato sulle comode, seppure bizzarre, sedie da sala d’aspetto con cui era arredata la nostra cucina. Davamo le spalle all’ampia porta-finestra che guardava sulla corte del palazzo, con il sole che colpiva il vetro e ci solleticava la pelle con il suo calore. Ogni arredo nella stanza aveva un aspetto pulito, fresco e robusto. La sistemazione era modesta, ma era un posto caldo e sicuro e migliaia di volte meglio di quanto mi avevano fatto credere che sarebbe stato. «Sei così melodrammatica, Charley. Sto solo dicendo che il cibo è un po’ diverso» proseguì mamma. «Voglio solo assicurarmi che tu stia mangiando bene.»
Che io fossi a Edimburgo o a casa mia, nell’Indiana, mia ma­dre voleva sempre assicurarsi che mangiassi bene. E tutto perché non sapevo cucinare.

Estratto Sex on the beach - Segumi - Jennifer Probst

Titolo: Seguimi
Editore: Corbaccio
Data di uscita: 14 Aprile 2016
Cartaceo: €12.90
Pagine: 180


TramaQuando Quinn ha accettato di trascorre un weekend di puro divertimento a Key West non sapeva che avrebbe incontrato James Hunt. E quando James Hunt le ha fatto capire che dietro i suoi occhi blu come il mare c’era un uomo disposto ad amarla per tutta la vita, lei gli ha creduto, senza immaginare che la loro relazione si basava su una menzogna… E quando James e i suoi amici hanno scommesso sul fatto che James sarebbe riuscito a portarsi a letto Quinn nel weekend, non si è reso conto che era Quinn che voleva e che la scommessa non gli interessava più nulla. Certo se Quinn fosse venuta a sapere la verità…






Autrice: Jennifer Probst è autrice di numerosi libri di Romance fiction Sexy&Erotic. Il successo mondiale è arrivato con la serie «Contratto indecente», «Contratto fatale», «Contratto di passione» e «Contratto finale», pubblicati in Italia da Corbaccio, che ha pubblicato anche «Vendetta piccante», «Fire», la serie «Cuori solitari»:«Cercando te», «Sognando te» e «Trovando te», un'appendice alla serie dei contratti «Il libro degli incantesimi», disponibile solo in ebook, «Potere esecutivo» e, assieme ad altre autrici bestseller, la raccolta di racconti «Baby its' cold outside». Jennifer Probst vive a New York con il marito e i figli.o, e un'appendice alla serie dei contratti «Il libro degli incantesimi», disponibile solo in ebook. Jennifer Probst vive a New York con il marito e i figli.






Un incontro casuale in un weekend primaverile può trasformarsi nell’amore eterno?

Prologo 

Sabato 

Quinn


L’aereo stava decollando e mi chiesi se non avessi commesso un grosso sbaglio. La città di Chicago scorreva sotto di me ed eccomi spedita sulle nuvole per una vacanza scolastica di primavera che non ero nemmeno sicura di voler fare. Sospirai. Che sfigata: ventun anni ed ero più a mio agio quando lavoravo e studiavo che quando potevo divertirmi. «È inutile che ci pensi», mi disse Mackenzie. I riccioli castani freschi di tinta le ricadevano perfettamente sulla fronte mentre mi guardava. «Se continui così ti viene un esaurimento nervoso. Hai bisogno di sole, mare e sesso.» Alzai gli occhi al cielo. «Parli così perché sei abituata a tutte queste cose, miss stella del country. O almeno a quasi tutte.» Alla mia precisazione lei fece una smorfia indispettita. «Io invece sono più abituata alla pioggia, alla nebbia e ai marciapiedi. Non sarà come in quei film sulle vacanze scolastiche, vero? Studenti fanatici dello sport che versano droga di nascosto nei bicchieri delle ragazze per poi fotografarle e postare tutto su Internet? O squali che divorano giovani corpi in un lago di sangue?» Mackenzie sbuffò. «Troppa Lifetime TV, amica. Che ne dici di una bevanda tropicale su una sdraio, con i piedi nella sabbia e un fico spaziale a petto nudo pronto a provvedere a tutti i tuoi bisogni?» Aggrottò la fronte più volte e io risi. «Per te, magari.» «Forse anche per te, se la smettessi di occupare ogni secondo libero col di lamentarmi. Almeno ho una camera tutta per me. Sono proprio stufa di compagne di stanza e calzini sulla porta.» Cassie, l’altra mia migliore amica, allungò il collo e si intromise nella conversazione. «Concordo con Quinn. Tra poco ci saranno gli esami finali e voglio un dannato 4.0.» Mackenzie prese la rivista dalla tasca del sedile davanti e tirò fuori l’iPod. «Siete senza speranza, voi due. In questa vacanza ci divertiremo, dovessi costringervi. Niente libri, niente studio e niente scuse. Ci siamo capite?» Le tolsi di mano l’iPod. «Non puoi accenderlo. Potrebbe interferire con i comandi dell’aereo.» «È solo una superstizione», disse Mac cercando di riprenderselo. Cassie staccò il connettore. «Quinn ha ragione, non voglio schiantarmi prima di laurearmi.» 

Estratto Dark artifices - Signora della mezzanotte - Cassandra Clare

Titolo: Dark artifices - Signora della mezzanotte
Editore: Mondadori
Data di uscita: 15 Marzo 2016
Cartaceo: €16.15
Pagine: 600

Trama: Los Angeles 2012. Sono passati cinque anni da quando Emma Carstairs ha perso i genitori, barbaramente assassinati. Dopo il sangue e la violenza a cui ha assistito da bambina, la ragazza ha dedicato la sua vita alla lotta contro i demoni ed è diventata la Shadowhunter più talentuosa della sua generazione. Non ha però mai smesso di cercare coloro che hanno distrutto la sua famiglia e, quando si rende conto che l'unico modo per arrivare ai colpevoli è quello di allearsi con le fate, da anni in lotta con gli Shadowhunters, non si tira indietro. È una partita molto pericolosa, ma Emma, insieme a Julian, suo migliore amico e parabatai, ha tutte le intenzioni di giocarla fino in fondo. Non solo la ragazza potrebbe finalmente vendicarsi, ma per Julian si apre la possibilità di riabbracciare il fratello Mark, che anni prima era stato costretto a unirsi al Popolo Fatato. Inizia così una corsa contro il tempo, un'indagine ricca di colpi di scena, dove i bluff e i doppi giochi non mancano e i sentimenti più profondi sono messi a dura prova. Compreso quello che lega Emma e Julian, forse di natura diversa rispetto a quel legame puro, unico e indissolubile che dovrebbe unire due parabatai: un sentimento che la Legge non accetta.


Autrice: Cassandra Clare è nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo con la famiglia, trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si è fermata a Brooklyn dove, per non farsi distrarre dai gatti e dalla TV, scrive i suoi libri nei bar e nei ristoranti. La saga Shadowhunters ha appassionato milioni di lettori amanti del genere urban fantasy con oltre 36 milioni di copie vendute nel mondo. La saga ha ispirato un film per il cinema uscito nelle sale nel 2013 e una serie TV in onda nel 2016.

Prologo

Los Angeles, 2012 Le serate al Mercato delle Ombre erano le preferite di Kit. In quelle occasioni gli era permesso uscire di casa e aiutare suo padre alla bancarella. Frequentava quel luogo da quando aveva sette anni: adesso ne erano passati otto, eppure Kit provava ancora lo stesso senso di stupore e meraviglia quando camminava lungo Kendall Alley, nella città vecchia di Pasadena, fino a raggiungere un muro di mattoni spoglio, attraversarlo ed entrare così in un mondo esplosivo di luci e colori. A pochi isolati di distanza c’erano gli Apple Store che vendevano computer portatili e dispositivi vari, ristoranti della catena Cheesecake Factory e supermercati di cibo biologico, negozi American Apparel e boutique alla moda. Ma in quel punto la strada si apriva su una piazza enorme, sorvegliata su ogni lato per evitare che qualcuno si avventurasse per errore nel Mercato delle Ombre. Il Mercato compariva con la luna crescente o calante, esisteva e non esisteva. Kit era consapevole, quando metteva piede tra le file di vivaci bancarelle, di stare camminando in uno spazio che al sorgere del sole si sarebbe volatilizzato. Ma per il tempo in cui ci restava, si divertiva. Era strano avere il Dono quando nessun altro attorno a te lo possedeva. Era suo padre che lo definiva “Dono”, anche se Kit in fondo non lo riteneva chissà quale dote. Hyacinth, l’indovino dalla pelle azzurra nel banchetto in fondo al mercato, lo chiamava “Vista”. Per Kit quella definizione aveva più senso. Dopotutto, l’unica cosa che lo distingueva dai ragazzi normali era la capacità di vedere, letteralmente, cose che loro non potevano distinguere. Cose innocue, a volte; pixie che sbucavano dall’erba secca lungo i marciapiedi spaccati, pallidi volti di vampiri nelle stazioni di servizio a tarda notte, un uomo che schioccava le dita al bancone di una tavola calda – a guardarlo una seconda volta, si era accorto che le dita erano artigli.

Estratto Red Rising - Il Canto Proibito - Pierce Brown

Titolo: Red Rising - Il Canto Proibito
Editore: Mondadori
Data di uscita: 5 aprile 2016
Cartaceo: €19.00
Pagine: 408

Trama: Darrow ha sedici anni, vive su Marte ed è uno dei Rossi. La casta più bassa, minatori condannati a scavare nelle profondità del pianeta a temperature intollerabili, rischiando ogni giorno la propria vita. Ma Darrow sa di farlo per rendere abitabile la superficie di Marte, per dare una terra alle nuove generazioni. E a ripagarlo dei sacrifici c’è l’amore per Eo, bellissima e idealista. Finché un giorno i due innamorati sono sorpresi a baciarsi in un luogo dove non avrebbero dovuto, sono processati e condannati da un giudice appartenente alla casta degli Oro, la classe dominante. E mentre Eo riceve le frustate di punizione, la sua voce si scioglie in un canto dolcissimo, un canto proibito di rivolta e speranza, lo stesso canto che era costato la vita al padre di Darrow. E ora costerà la vita a Eo. 


Autore: Pierce Brown, 28 anni, si è diplomato al college nel 2010 e ha accarezzato l’idea di continuare i suoi studi a Hogwarts. Purtroppo non aveva neanche un osso con un briciolo di magia. Adesso vive a Los Angeles dove scrivacchia storie di astronavi, maghi, spiriti maligni e varie altre cose desuete e bislacche. La saga di “Red Rising”, di cui Il canto proibito è il primo volume, ha conquistato in pochi mesi i primi posti nelle classifiche del “New York Times”.

Prologo
Avrei vissuto in pace. ma i miei nemici mi hanno trascinato in guerra.
Guardo milleduecento dei loro figli e figlie più forti. Tutti ad ascoltare un oro spietato che parla tra enormi pilastri di marmo. Ad ascoltare la bestia che ha appiccato il fuoco che mi divora il cuore.
«Tutti gli uomini non sono stati creati uguali» dichiara. Alto, imperioso, un’aquila d’uomo. «i deboli vi hanno ingannato. Costoro vi dicono che i non violenti dovrebbero ereditare la Terra. Che il forte dovrebbe accudire il delicato. Questa è la nobile menzogna della cosa chiamata Demokrazia. il cancro che ha avvelenato l’umanità.»

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